In questo periodo dell’anno, è un piacere osservare i giardini fioriti. E’ una terapia per gli occhi, ma ritengo lo sia anche per l’anima.
Un gioco che faccio sin da bambina è quello di associare ad ogni fiore una specifica personalità, ed immaginarmelo come se fosse un essere umano. Vi è mai capitato?
Vi faccio due esempi, tratti proprio dalle mie recenti ‘osservazioni’.
Nel mio cortile si trovano quattro piante di rose (le preferite di mia mamma), rosmarino, oleandro, gerani, vite americana, una Dalia ahimè sofferente ed una pianta di Lavanda Hybrida, ultima arrivata nel gruppo. Più numerosi vasi e vasetti con Liquidambar, Rusco, Aloe Barbadensis, Salvia, Basilico etc etc…
Negli ultimi tempi, durante la scrittura delle dispense per uno dei miei corsi, mi sono soffermata in particolar modo su Rosa e Geranio.

LA REGINA DEI GIARDINIrosa-ok
La Rosa mi ha sempre ricordato una primadonna: il suo stelo è eretto, tende ad elevarsi verso il cielo, ma mantiene una certa distanza dalla vegetazione che la circonda, come se pur concedendo un minimo grado di confidenza, non stringesse mai una vera amicizia con i vicini. In alcuni casi anzi, è come se i vari boccioli si spintonassero l’un l’altro per aprirsi un varco fra le foglie e poter beneficiare della luce del sole.
La sua volontà di emergere denota consapevolezza del proprio fascino e del potere che ne deriva, e di certo fa di tutto per mantenerlo, mettendo bene in vista le sue spine.
Nonostante questo, non mi riesce a risultare antipatica (passatemi il termine): è una primadonna sì, che vuole carpire attenzione e lusinghe, ma ciò che mi comunica è solitudine… come se le spine fossero la difesa di una consapevole fragilità.
La Rosa ama, ama senza filtri, e si dona – ci dona – bellezza, poesia, profumo ed incanto, ma è come se dovesse inevitabilmente porre un limite a questo suo darsi, per dosare le proprie energie, per esercitare il distacco emotivo… consapevole della transitorietà di questo dono. Ecco perché le si perdonano vanità ed insolenza.

L’AMICONEgeranio-bene
Il Geranio invece… è l’amicone del gruppo, è colui che mette tutti d’accordo: è quello la cui presenza passa quasi inosservata quando si esce, ma la cui assenza è rumorosissima, come se fosse proprio lui il collante.
Osservando una pianta di Geranio, è raro che vi soffermiate sul singolo fiore (per caso ricordate la sua forma?). Molto più probabile che ammiriate invece l’immagine di insieme. Perché lui è così: non ama emergere e si sacrifica per il gruppo. Quel che gli importa è che ci sia armonia complessiva: non ha velleità, non vuole attirare l’attenzione su di sé… anzi… tende a stare in prossimità degli altri fiori suoi compagni, quasi a volere confondere i contorni, cosicché non si capisca dove finisca l’uno ed inizi l’altro. Tende a nascondersi, ma alla fine il suo carattere armonizzante vince su tutto.

 

IL CARATTERE E L’OLIO ESSENZIALE
Trovo che i caratteri che associo ai fiori o alle piante siano rintracciabili negli oli essenziali… e l’esercizio di immaginazione mi è molto utile proprio per capire l’azione che gli oli avranno su di noi.
Volete la prova?
Il Geranio ci fa sentire parte del Tutto, e a livello fisico, è adatto a tutti i tipi di pelle grazie alle sue proprietà armonizzanti… la sua azione è proprio quella di creare un equilibrio laddove non ve ne sia.
L’assoluta di Rosa invece… non si mescola con tutti gli oli… talvolta decide di restare isolata e non creare una sinergia (incredibile, vero?). Ma ci apre all’amore. Tutto ciò che ha, la bellezza… anche olfattiva, la mette al nostro servizio. E cos’è la bellezza, se non Amore?